ONORE A GUSTAVO SELVA QUELLO DELL’AMBULANZA CHE LASCIA IL PARLAMENTO SEPPELLENDO IL 25 APRILE: “UNA FESTA DA ABOLIRE UNA DATA DA DIMENTICARE”
Vogliamo andare contro corrente salutando con tutti gli onori Gustavo Selva che lascia il Parlamento in questi giorni, avendo deciso di non ripresentarsi alle elezioni del 13-14 aprile. Un gesto saggio e realistico, da responsabile servitore dello Stato. Adesso che questa sua razza si è estinta, all’età che porta, è meglio prendere posto nel piccolo girone dei saggi e degli onesti, dedicando la propria lunga esperienza e la propria lunghissima vita futura ad opere e ruoli ben più alti ed incisivi delle squallide risse politiche. Come l’aggressione quasi generale di cui Gustavo è stato vittima per il noto episodio dell’ambulanza: un’innocente sciocchezza da lui stesso dolorosamente ammessa davanti alla platea di ladri e malfattori che ha devastato e continua a saccheggiare questo nostro Paese.
Gustavo, in quel momento, l’hanno compreso e difeso in pochissimi, tra cui -bisogna dirlo- quel Silvio Berlusconi che in certe sortite vuole apparire in collisione con il conformismo dell’establishment. Mentre è altrettanto d’obbligo sottolineare che Selva è stato abbandonato proprio dalla leadership di Alleanza Nazionale che del suo nome si era servita nel 1994 come copertura per il primo passo verso lo smaltimento della vecchia identità del MSI, processo che si concluderà con l’imminente confluenza nel PDL berlusconiano.
Ormai, il prossimo presidente della Camera Gianfranco Fini crede - lui crede- di aver raggiunto il proprio obiettivo: lo spegnimento della fiamma della memoria in cambio di una plastica facciale di leader asettico e modellabile come la gomma da masticare, simbolo della cultura dei “berretti verdi” americani che tanto lo affascinarono. Inutile ricordare che la chewing gum finisce regolarmente sotto le scarpe di qualcuno. Ma giova sottolineare una coincidenza che è segno dei tempi: mentre il “giovane” Fini sale ad inchinarsi alle cadenti istituzioni politiche imposte dai vincitori all’Italia sconfitta, l’anziano Gustavo Selva lascia Palazzo Madama dopo sessanta anni di impegno politico con un gesto di forza e di sfida: il ripudio del 25 aprile e la richiesta di abolire la relativa festa nazionale.
"Purtroppo per la retorica e i falsi che sono stati fatti - ha spiegato Selva in una dichiarazione a Radio Radicale - viene attribuito alla Resistenza e alla vittoria dei partigiani un merito che non c’è stato". Da emiliano che ha vissuto in quegli anni nel famigerato triangolo dei massacri, egli ha ricordato le vendette assassine dei cosiddetti eroi della Resistenza, concludendo che il 25 aprile “non ha creato unità nel popolo italiano, è sempre stato motivo di divisione, è una data che va dimenticata”.
Per la naturale modestia che lo distingue, tra i pregi e i difetti, Selva ama presentarsi tuttora come un semplice giornalista, ricordare del proprio ricchissimo passato solo il grintoso periodo alla guida del GR2. Sbaglia e speriamo proprio che cambi argomenti. L’idea che abbiamo della sua persona è ben più alta e ricca. Tanto che, nella miserabile Italia di oggi, tra le pochissime figure che per onestà intellettuale e nobiltà politica meritano ammirazione, lui è una delle più luminose. Dunque, onore e buona fortuna a Gustavo. C.L.